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Nella sua accezione principale, il PIACERE è un godimento, una sensazione di benessere, di soddisfazione.
Si distingue spesso tra piacere fisico e piacere mentale o spirituale, a seconda del tipo di esperienza che lo provoca, ma a ben vedere e’ una distinzione ingiustificata.
Il cosiddetto piacere fisico, quello che si prova facendo l’amore, o mangiando bene, non può dipendere solo dagli stimoli provenienti dai sensi, perché altrimenti sarebbe uguale per tutti e non esisterebbero le differenze ed i gusti. Anche il piacere fisico è mentale, perché dipende soprattutto dalle nostre aspettative: contrariamente al dolore, è difficile provare un piacere fisico improvviso. Ciascuno reagisce agli stimoli in maniera diversa.
D’altra parte, il piacere spirituale, quello che si prova leggendo un bel libro o guardando un bel film, non è indipendente da alcune sensazioni puramente materiali, come la qualità della carta, della stampa o dell’audio.
Sulla natura del piacere si è discusso a non finire. In molte civiltà del mondo, come in India, nell’antica Grecia e a Roma, il piacere era considerato positivamente: Platone affermava che il bene è costituito di piacere e intelligenza nella giusta misura.
La tradizione cattolica ha poi censurato il piacere puramente materiale identificandolo con il peccato e sottolineandone il carattere occasionale e non permanente. Da questa accezione di piacere sono nate poi espressioni come casa di piacere, cioè casa di tolleranza e donna di piacere cioè prostituta.
Ma fin dal Cinquecento si è iniziato a rivalutare le idee classiche sul piacere. Nel piacere si è riconosciuta la componente fondamentale di tutte le emozioni, in contrapposizione al dolore.
Secondo molti filosofi, il piacere corrisponde al senso del bene, ed è la percezione del piacere che permette l’autoconservazione.
La psicologia e la psicanalisi hanno accertato i fondamenti fisiologici del piacere che opera nell’inconscio come una delle cause principali delle azioni umane.
Un’altra accezione di piacere è quello di servizio, favore, azione fatta per aiutare qualcuno.
Questo significato viene espresso di solito con il verbo fare: fare un piacere a qualcuno vuol dire fare qualcosa per compiacerlo o per aiutarlo.
Da questo valore è nata l’espressione di cortesia per piacere che accompagna una richiesta o una domanda.
Anziché per piacere si usa a volte anche fa’ il piacere, faccia il piacere che ha reso anche il significato ironico di lascia stare, non insistere reso celebre da Totò.
In espressioni come a piacere, a piacere di qualcuno, troviamo il valore di desiderio, volontà .
In molte ricette di cucina si trovano ingredienti da aggiungere a piacere, cioè a volontà .
Gli studenti, prima di un esame o di un’interrogazione, si preparano un argomento a piacere: a piacere dello studente, si capisce, ed anche del professore, che non deve cercare domande sempre nuove.
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